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La via dell’intelligenza emotiva.

La via dell’intelligenza emotiva

Il termine intelligenza emotiva (IE) viene usato per la prima volta da Salovey e Mayer nel 1990 che la definiscono come la capacità che hanno le persone di monitorare le proprie altrui sensazioni e distinguere le diverse emozioni usando ciò per incanalare sia i pensieri che le azioni.

Non sono di certo i primi a parlare di emozioni. La filosofia e la psicologia, nonché le scienze e la medicina, hanno da sempre indagato questo aspetto della vita umana fin dai tempi antichi.

L’attenzione del grande pubblico sull’intelligenza emotiva lo dobbiamo a Daniel Goleman e al suo libro divulgativo “Intelligenza emotiva” del 1996.

Sebbene vi siano diverse sfumature e diversi modelli operativi costruiti nel tempo e frutto di vari studi alcune cose rimangono a mio parere basilari, e queste cose sono anche ciò che di più occorre lavorare per sviluppare la nostra intelligenza emotiva.

Da cosa è data l’intelligenza emotiva?

La prima caratteristica che serve è la consapevolezza emotiva.

Saper cosa proviamo, quando lo proviamo e cosa facciamo con queste emozioni è il primo passo per lo sviluppo della nostra intelligenza emotiva.

La consapevolezza emotiva prevede un lavoro di conoscenza delle proprie emozioni su un piano cognitivo, corporeo e relazionale che richiede tempo, costanza e impegno e può essere ottenuta in modi diversi.

Come ottenere consapevolezza

Uno dei modi possibili è l’esplorazione delle emozioni attraverso il Breathwork, che è il modo che io prediligo, associato a dei modelli di lavoro più cognitivi e legati al pensiero.

Ma anche la meditazione, la psicoterapia, la bioenergetica e molti altri percorsi strutturati ch puntano il focus sulle emozioni ci permettono di accedere a questa consapevolezza

La gestione delle emozioni è il secondo ingrediente dell’I.E.

Quando conosciamo il nostro mondo emotivo possiamo iniziare il lavoro per modularlo in modo che possa essere funzionale e facilitante della nostra vita intrapersonale che interpersonale.

Le emozioni non sono buone o cattive, sono emozioni ed hanno una (anzi più di una) funzione.

Quello che può essere inefficace e anche fonte di dolore è il sequestro emotivo, cioè quel meccanismo per cui le emozioni diventano così totalizzanti e dirompenti da farci perdere la capacità di pensiero e di azione consapevole.

Sapere gestire le emozioni vuol dire saperle usare per star bene con se sé stessi e con gli altri

Come si apprende la gestione emotiva

Si impara a gestire le emozioni in molti modi. Il Breathwork e le pratiche di gestione emotiva sono uno strumento pratico, portatile e sempre con noi che io trovo straordinario. Ma anche molti protocolli di lavoro dell’equilibrio neuro emozionale o della PNL sono efficaci in tal senso.

Quando conosceremo le nostre emozioni e le sapremo gestire allora potremo lavorare sul terzo elemento dell’intelligenza emotiva.

L’empatia.

Una persona emotivamente intelligente sa riconoscere le emozioni degli altri come se fossero le sue ma sapendo che non son le sue.

L’empatia ci permette di connetterci agli altri, migliora la vita sociale, è una porta sull’amore in ogni sua forma. Per chi come me si occupa di sessualità sa come l’empatia sia fondamentale per una sessualità armonica e appagante.

L’empatia è in parte una caratteristica umana di cui siamo tutti dotati in misura di versa ma è anche qualcosa su cui possiamo lavorare per incrementarla o, nel caso di iper-empatia, di contenerla.

Come si alimenta l’empatia

L’empatia richiede di sapere mettersi nei panni dell’altra persona senza confondersi con lei e il lavoro sulle mappe del mondo proprie e altrui io lo trovo estremamente utile in tal senso.

La gestione relazionale è l’ultimo elemento base dell’intelligenza emotiva

Saper mettere insieme due o più mondi emotivi permette di non farci sequestrare da quei meccanismi emotivi incontrollati e inconsapevoli che lavorano contro la relazione.

Sapere quali sono le mie emozioni, sapere quello che l’altro sta provando in questo momento, sapere come non farsi sequestrare dalle emozioni proprie e altrui ci permette di evitare le liti distruttive, il gioco spesso distruttivo e interminabile del’ volere avere ragione a tutti i costi, di non manipolare e non farsi manipolare.

Come si sviluppa la gestione relazionale

Fra i mille modi per sviluppare questa abilità in coppia, ma non solo, è il Dialogo della coppia. Un modello di comunicazione formale che ci permette di uscire dal sequestro emotivo e favorisce l’ascolto empatico dell’altro. Nasce per le coppie d’amore ma nel corso del tempo mi sono convinta che possa essere molto efficacie per altri tipi di relazione.

Come per ogni altra forma di intelligenza il modo migliore per coltivarla è il prendersene cura e allenamento. Non vi è nessuna via facile. Ma non vi è neppure scritto da nessuna parte che la via facile sia sempre la più bella.

 

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